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L'INTEGRAZIONE DELLE INIZIATIVE
L'identità della scuola L'integrazione dei vari progetti e la coerenza delle diverse iniziative
esprimono l'identità della scuola. Per chiarire e sottolineare i caratteri di tale
identità, la scuola può dare un nome al proprio Piano
dell'offerta formativa, un titolo che sintetizzi ed esprima la vocazione specifica
dell'istituto. La scuola che ha instaurato un significativo rapporto con il territorio
può magari puntare a un titolo che sottolinei la tutela e la valorizzazione
dell'ambiente; quella che ha avviato una concreta interazione con la realtà rurale, può
trovare un nome che recuperi il lavoro e l'economia contadini. Si tratta di semplici
esempi, due tra i tanti possibili, nei quali viene delineato un modello di integrazione
dell'offerta formativa che nasce dall'identità effettiva della singola scuola, dalle
propensioni dei suoi docenti e dalle tradizioni che coltiva.
La coerenza del Piano e una possibile mappa di categorie L'esigenza di progettare un Piano
dell'offerta formativa deriva oggi alle scuole dalle nuove funzioni che
l'autonomia scolastica ha attribuito loro in merito alla determinazione di alcune
"quote" del curricolo e all'uso degli strumenti di flessibilità su tutte le
"quote" del medesimo curricolo.
In tal modo, in un unico documento la scuola avrebbe il POF, il
"Programma annuale" della gestione finanziaria previsto dall'attuale Regolamento
di contabilità e la Carta dei servizi.
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Dal 1° gennaio 2001 le scuole possono utilizzare le risorse
finanziarie loro assegnate indifferentemente per l'acquisto di beni (spese in conto
capitale) e per il funzionamento amministrativo e didattico (spese di parte corrente).
Questa opportunità, prevista dal D.L. 240/2000 (da convertire in legge entro la fine di
ottobre), anticipa un aspetto essenziale del nuovo Regolamento di contabilità. Il bilancio
2001 può essere organizzato in capitoli non più distinti per tipologia di spesa, ma
corrispondenti ai progetti che costituiscono, nella loro coerente organicità, il Piano dell'offerta formativa. Pertanto quest'ultimo, come
sintesi dei progetti di ciascuna scuola, rappresenta la base del bilancio di istituto.
Nella pianificazione dell'offerta formativa il gruppo di progettazione deve poi curare con
particolare attenzione:
la realizzabilità: il Piano non deve essere un cassetto pieno di sogni destinato a "impressionare" il pubblico dei potenziali utenti, ma un'organica sintesi di ciò che ciascuna istituzione scolastica può coerentemente e realisticamente fare;
la verificabilità: il Piano deve contenere gli elementi (indicatori di successo generali e dei singoli progetti, metodi di monitoraggio ecc.) che consentano la verifica dei risultati;
la flessibilità: il Piano deve descrivere le procedure utilizzate perché siano possibili modifiche in caso di esiti negativi anche parziali;
la stabilità: il Piano deve avere una dimensione pluriennale per dare agli utenti e al territorio una prospettiva formativa certa, fondata su indicatori solidi e non su esigenze di breve respiro o addirittura su mode;
la condivisione: il Piano deve essere il frutto di una piena condivisione delle varie componenti della scuola o almeno di una negoziazione degli eventuali punti di contrasto;
la comunicabilità: il Piano deve poter essere comunicato a tutti i soggetti interessati. Rispetto a una più ampia stesura utile per le componenti interne della scuola, se ne può prevedere una versione ridotta destinata ai soggetti attivi nel territorio (Enti locali, agenzie formative tra cui in primo luogo le altre scuole, associazioni professionali e disciplinari etc.) e alla "utenza potenziale";
la chiarezza: il Piano deve essere semplice e quindi facilmente comprensibile da studenti, genitori e dai "non addetti ai lavori in genere".